Il chicco di grano perduto

Abbiamo raccontato questa storia durante l'evento "Storie di Ponti" per portare l’attenzione degli abitanti di Bocconi sul ponte della Brusia minacciato dai lavori per la centrale idroelettrica.

In una bella mattina d’estate, un vecchio passero vagava ai piedi di una grande montagna e presso la riva di un fiume.

Erano diversi giorni che digiunava ed aveva molta fame e scrutava il terreno alla ricerca di qualcosa da mettere nel becco.

Finalmente scorse un chicco di grano e si ritenne fortunato di aver trovato quel cibo prezioso, ma poiché era un passero molto ben educato non voleva mangiarlo prima di aver fatto un bagno rituale com’era sua abitudine.

Così si pose il problema su dove mettere il chicco in modo da essere sicuro di ritrovarlo. 

Pensò di nasconderlo sotto un sasso, ma qualche vermicello avrebbe potuto prenderlo.

Pensò di lasciarlo sulla riva, ma sarebbe potuto arrivare un altro uccello e portarselo via.

Infine vide uno spaccapietre che stava costruendo un magnifico ponte.

Il passero gli volò vicino e posando il suo chicco su una spalletta del ponte gli si rivolse dicendo:

“Per favore, custodisci il mio chicco di grano mentre faccio il bagno?”

Lo spaccapietre era così intento nel suo lavoro che neppure gli rispose.

E splasch, il passero si tuffò dal ponte e fece il suo bagno rituale, ma quando tornò per riprendersi il chicco, non lo trovò più ne’ sulla spalletta del ponte, ne all’intorno.

Allora si rivolse di nuovo allo spaccapietre dicendo:

“Ti avevo affidato il mio chicco di grano, perché non me lo hai custodito? Per favore, aiutami a cercarlo, ho molta fame e non ho nulla da mangiare.”

Ma lo spaccapietre gli si rivolse sgarbatamente dicendo che non era pagato per custodire un chicco di grano, ma per costruire un grande ponte perché di li a poco vi doveva passare nientemeno che il Marajà in persona.
(A questo punto vi domanderete cosa ci faceva un Marajà a Portico di Romagna, ma è ovvio, andava a mangiare al Vecchio Convento.)

“Che maniere” disse il povero passero-e pensare che io glielo avevo chiesto con gentilezza.

Il passero era sconsolato, ma dopo poco sentì un rumore di passi sul ponte: tum, tum tum, era un gendarme che veniva a controllare che lo spaccapietre facesse bene il suo lavoro.

Il passero gli volò vicino e gli chiese:

“Buon giorno gendarme, per favore puoi dire allo spaccapietre di aiutarmi ha cercare il mio chicco di grano smarrito, sono molti giorni che non mangio e ho molta fame.”

“Ho ben altro da pensare io”, rispose il gendarme, ” devo controllare il lavoro dello spaccapietre, perché tra poco da questo ponte deve passare il Marajà”

“Ma che maniere”, si lamentò il passero, “e pensare che io glielo avevo chiesto gentilmente.”

Ma mentre il passero si allontanava sempre più affamato, sentì i passi ritmati di diverse persone che marciavano sul ponte:

“Tatatum, tatatum, tatatum, tum, tum, tatatum, tatatum, tatatum, tum tum.”

Era un drappello di soldati con in testa il loro generale.

Il passero che mai si perdeva d’animo volò vicino al generale e anche a lui pigolò la sua supplica:

“Buongiorno signor generale, ho bisogno del tuo aiuto, puoi dire per favore alla guardia di dire allo spaccapietre di aiutarmi a ritrovare il mio chicco di grano, sono giorni che digiuno ed ho una gran fame.”

“Ma credi che io sia qui per risolvere le tue inezie? Ho ben altro da fare ,io, devo controllare che il gendarme controlli il lavoro dello spaccapietre, perché da questo ponte deve passare il Marajà in persona.” e tirò dritto.

“Oh! Ma che brutte maniere, e pensare che io ero stato gentile con lui.” pensò il passero.

Era ancora immerso nelle sue riflessioni che udì un rumore di galoppo provenire dal ponte.

Era il gran visir che arrivava in groppa al suo destriero.

“Tatatam, tatatam, tatatam, tam tam, tatatam, tatatam, tatatam, tam tam, tatatam, tatatam, tatatam, tam tam.”

“Buongiorno Gran Visir”, disse il passero, “Sono certo che almeno tu vorrai darmi una mano, dovresti chiedere al generale che dica al gendarme di convincere lo spaccapietre ad aiutarmi a ritrovare il chicco di grano perduto, altrimenti morirò di fame.”

Ma il Gran Visir rispose scorbutico:

“Come osi interferire col mio lavoro, io devo controllare che il generale e i soldati controllino che il gendarme si assicuri che lo spaccapietre faccia bene il suo lavoro per terminare il ponte.”

“Che maniere”, si disse di nuovo il passero, “e pensare che io glielo avevo chiesto gentilmente”

Dopo poco però si sentirono dei tonfi fortissimi, che facevano tremare il ponte: burututum, burututum, burututum, sul ponte stava passando un grande elefante che aveva sulla groppa un baldacchino tutto adorno di sete e broccati preziosi e che trasportava il Marajà in persona.

Forse il Marajà, così potente com’è, mi vorrà aiutare, si disse il passero, e volò vicino al suo orecchio e con molta deferenza gli espresse la sua richiesta.

Ma il Marajà neppure lo udì e subito arrivarono i soldati a scacciare il povero passero.

Non sapeva più cosa fare, era disperato, decise di stendersi su un sasso e di aspettare la morte. Ma in quel mentre vide una grossa formica e decise di tentare il tutto per tutto così le si rivolse dicendo:

“Buongiorno signora formica, io non vorrei mangiarti, ma se non mi aiuti a convincere il Marajà di ordinare al suo Gran Visir di chiedere al generale che induca la guardia a dire allo spaccapietre di aiutarmi a ritrovare il mio chicco di grano, sarò costretto a farlo mio malgrado.”

Così la formica, terrorizzata all’idea di essere mangiata, si arrampicò su una zampa dell’elefante e salì fino alla proboscide, poi scese fino alle narici dell’elefante e lì si mise a fargli il pizzicorino: gli, gli gli gli gli.

E quando il pachiderma che già si stava dimenando gli chiese di smetterla, lei avanzò la sua richiesta a nome del passero.

L’elefante soffriva moltissimo il solletico, quindi non si fece pregare e disse al Marajà che era meglio accontentare la formica se non voleva fare un grosso capitombolo col rischio di farsi davvero molto male.
Allora il Marajà, sentendosi in pericolo, chiamò il Gran Visir che convocò il generale coi suoi soldati che ordinarono alla guardia di dire allo spaccapietre di aiutare il passero a ritrovare il suo chicco di grano.
Tutti assieme si misero a cercare e in men che non si dica saltò fuori il chicco di grano che il vento aveva fatto cadere tra le radici di un grosso albero.

Il passero finalmente consumò il suo pasto e tutti vissero felici e contenti.

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