La magia di presepia

Quella che vi racconto oggi è la storia di Presepia. Ma che cos’è Presepia? Presepia, come il nome stesso lascia intuire, è il paese di un presepio. O meglio, il paese di tutti i presepi. Un paese che nasce e che muore nello spazio delle festività natalizie, per poi rinascere dalle sue ceneri il Natale successivo. E così anno dopo anno, decennio dopo decennio, secolo dopo secolo, sin dalla notte dei tempi. O meglio, fin da quando un bambino ha costruito il primo presepio. Sì, perché Presepia ha un rapporto speciale con i bambini. Infatti, la notte del 30 dicembre regala ad uno di loro scelto a caso la possibilità di visitare Presepia in sogno fino a che non sorgono le prime luci dell’alba. E quest’anno la scelta è caduta su Giosuè.

È quindi la notte del 30 dicembre e Giosuè si sta preparando per andare a letto. Si lava i denti, indossa il pigiama, si infila sotto le coperte e … Puff! …appena si addormenta inizia a sognare di trovarsi all’ingresso del paese di un presepio!
Il bambino è frastornato, si guarda intorno e non capisce bene se si tratti di un sogno o di realtà. Sente infatti il calore del sole che gli accarezza il viso, nell’aria il profumo del legno che brucia nei camini e sotto i piedi la sofficità del muschio ancora umido. E mentre quindi sta ancora cercando di capire cosa sta succedendo, lo avvicina una pecorella che così lo saluta: “Ciao Giosuè e benvenuto nel mondo di Presepia! Oggi ti è stato fatto un regalo speciale. Solo per questa notte, fino a che non sorgeranno le prime luci dell’alba, potrai infatti visitare Presepia come vorrai. Potrai salire sulle sue colline, attraversare i suoi fiumi e soddisfare ogni tua curiosità!”.

Il bambino, stupito e felice, risponde: “Ma è fantastico! Bellissimo!!! …Solo che io non conosco Presepia e non saprei da che parte andare e rischierei di perdermi. Tu pecorella mi puoi fare da guida? In fondo si sa che voi pecorelle nel presepe siete come il prezzemolo, siete dappertutto, e quindi certamente conoscerai tutto e tutti.” “Sarò ben felice di aiutarti”, risponde la pecorella, “Devi solo dirmi dove vuoi andare. Vuoi visitare la capanna del bambinello e vedere la stella cometa? Oppure vuoi incontrare i Re Magi che sono in viaggio con i loro doni?”.

Giosuè ci pensa un po’ su e poi risponde: “Il bambinello…i Re Magi…sì, certo, mi piacerebbe incontrarli, ma la loro storia la conoscono già tutti, per cui io vorrei cogliere questa opportunità per scoprire qualcosa di più sugli altri abitanti del presepio. Tu pecorella mi puoi aiutare?”

“Certo che ti posso aiutare! Andiamo! Gli abitanti di Presepia saranno molto felici di fare la tua conoscenza!” risponde la pecorella lusingata ma anche molto sorpresa, perché tutti i bambini che hanno preceduto Giosuè hanno sempre chiesto di vedere il bambinello e i Re Magi e nessuno si è mai interessato agli altri personaggi del presepio.

E così Giosuè e la pecorella si incamminano per un sentiero fino a che non giungono ai margini di un bosco. Lì, fra un ramo e l’altro, Giosuè intravede un uomo che con un’ascia in mano sta spaccando un pezzo di legno con grande foga e impegno. Giosuè lo osserva per un po’ e nota che, nonostante tutta la forza che l’uomo ci mette, sembra che il taglio nel legno sia sempre fermo allo stesso punto.

Incuriosito, il bambino si avvicina e rivolgendosi all’uomo dice: “Ciao, io mi chiamo Giosué. Cosa stai facendo?”.
“Ciao Giosuè”, risponde l’uomo. “Io sono il boscaiolo e sto spaccando della legna che servirà per fare case, ponti e giocattoli.” E poi aggiunge, quasi gli avesse letto nel pensiero: “Forse a te sembrerà che tutti i miei sforzi siano inutili e che io non stia facendo nessun progresso, ma questo è perché questo legno è il simbolo della determinazione. Quando infatti uno ha un sogno, un progetto, non deve arrendersi alle prime difficoltà, ma deve continuare a provarci con convinzione e vedrai che qualche risultato prima o poi arriverà.”

Stupito ma soddisfatto della risposta, il bambino saluta il boscaiolo e riprende il suo viaggio a fianco della pecorella.

E così, cammin cammina, arrivano al villaggio e appena entrati, Giosuè sente uscire da una casa un fragrante profumo di pane a cui non riesce proprio a resistere. Giosuè si infila allora nella casetta che profuma di buono e, in mezzo alla nebbiolina creata dalla farina che aleggia nell’aria, vede una donna che sta impastando un’enorme massa di impasto ridendo e fischiettando. Incuriosito, il bambino le si avvicina e le dice: “Ciao, io mi chiamo Giosué. Cosa stai facendo?”.

La donna allora si interrompe e rivolgendosi a Giosuè gli risponde: “Ciao Giosuè. Io sono la fornaia e sto impastando un pane molto speciale. È il pane dell’amore dedicato a tutti coloro che si vogliono bene, in cui io metto la gioia delle risa e la dolcezza della musica. E ricorda che, se alla tua tavola spezzerai il pane e lo dividerai con gli altri, non sarai mai solo e sarai sempre circondato da amore e amicizia.”

Stupito ma soddisfatto della risposta, il bambino saluta allora la fornaia e riprende il cammino con la pecorella.
Giungono così nei pressi del torrente e da lontano Giosuè intravede una donna che sta lavando dei panni con grande lena e nota che, mentre gli abiti che lava hanno i colori sbiaditi e sembrano logori e consumati, quelli che sono lì vicino stesi al sole ad asciugare sembrano nuovi e hanno colori brillanti e vivaci.

Il bambino, che ormai si è capito essere molto curioso, si avvicina alla donna, rivolgendole la sua consueta domanda. “Ciao, io mi chiamo Giosué. Cosa stai facendo?”.
La donna allora si interrompe e rivolgendosi a Giosuè gli risponde: “Ciao Giosuè. Io sono la lavandaia e sto lavando i panni di coloro che hanno perso la speranza. Loro vengono da me e io trasformo le loro lacrime in un sapone magico che lava via ogni tristezza e amarezza, cosicché i loro abiti tornano nuovi e loro riacquistano la speranza per continuare a lottare e andare avanti.”

Stupito ma soddisfatto della risposta, il bambino saluta la lavandaia e prosegue il suo viaggio al seguito della pecorella.
Così, passando davanti a un giardino, vede un uomo disteso sul prato che sembra essere in attesa di qualcosa.

“Cosa sta aspettando quell’uomo?” domanda il bambino alla pecorella, che così gli risponde: “Quell’uomo sta attendendo che il calzolaio gli abbia fatto le sue scarpe magiche nuove”.
A quella risposta il bambino non resiste alla curiosità ed entra nella casa, intrisa di un profumo di pelle e cuoio, e vede un uomo intento a risuolare un paio di scarpe.

“Ciao, io mi chiamo Giosué. Cosa stai facendo?”, gli chiede come ormai di sua norma. “Ciao Giosuè. Io sono il calzolaio”, risponde l’uomo, “E il mio compito è mettere delle suole nuove alle scarpe di coloro che hanno perso la strada o ne stanno cercando una. Perché sai, a volte il cammino può essere lungo e le scarpe possono consumarsi. Così loro vengono da me e io gli faccio delle suole nuove affinché loro possano proseguire la loro ricerca fino a che non trovano quello che stanno cercando.”

Stupito ma soddisfatto della risposta, il bambino saluta il calzolaio ed esce dalla casa, dove lo attende la pecorella, che questa volta gli dice: “Giosuè, purtroppo il nostro tempo sta per scadere. Nel tuo mondo sta per sorgere l’alba e tu devi fare ritorno nel tuo letto. Dobbiamo quindi affrettarci verso l’uscita”.

Anche se avrebbe voluto rimanere lì ancora a lungo, il bambino capisce e, annuendo, si incammina dietro la pecorella.
Giungono così alla fine del villaggio dove Giosuè vede che ad aspettarlo ci sono il boscaiolo, la fornaia, la lavandaia e il calzolaio. Appena li scorge, corre loro incontro e li abbraccia forte. “Grazie a tutti”, gli dice. “Oggi mi avete insegnato delle cose preziose che non dimenticherò neanche quando sarò grande!”.

“Grazie a te”, rispondono loro ricambiando l’abbraccio, “perché oggi con la tua curiosità hai dato la possibilità a te e a tutti coloro che hanno ascoltato questa storia di scoprire la magia che si nasconde nei personaggi minori del presepio”.

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