La storia del bue Fiato

Questa storia è stata elaborata e raccontata durante il workshop di Natale del 2018 a Portico. Avevamo proposto di frugare tra i personaggi secondari del presepio e immaginare la Natività dal loro punto di vista.

Questa è una storia un poco strana, perché si svolge nella testa di un bue che si chiamava Fiato. Fiato pesava cinquecento chili. Quindi possiamo chiamarlo  “Fiato 500”.

Il suo peso non è importante per la storia. L’importante è che lui pensava di essere bello, forte ed intelligente, molto più intelligente di suo amico e vicino di stalla, l’asino Merlino. L’asino si chiamava così perché credeva di aver una bella voce. In fatti, Merlino non parlava, ma  cantava mentre lavorava: “ihaa, ihaa, ihaa…!”

“Ma che sto facendo qua a lavorare con questo stupido asino? Io sono troppo bello per portare acqua, tirare carri e fare altri lavori da asini.” Pensava Fiato. “Io sono un bue sexy. Devo essere circondato da belle mucche, baciandole, amandole tutti i giorni. Devo mangiare l’erba grassa dei prati. Invece, mi fanno mangiare paglia in questa vecchia mangiatoia di legno. Domattina farò lo sciopero. Appena arriverà il padrone, fingerò di essere malato, e lascerò Merlino a fare tutti i lavori solo.”

Il giorno dopo, alle cinque di mattina arriva il padrone. “Alzatevi cari animali miei. Fiato! Merlino! In piedi! Abbiamo da fare oggi. È un grande giorno e ci sarà tanta gente in città.” Ma guardando dentro la stalla, vide Merlino veramente malato. “ Oh povero Merlino. Oggi Fiato lavorerà per due come un bravo bue. Tu riposati, starai meglio domani. Vieni Fiato, su vieni!”

“Muuu! E invece di una giornata di sciopero, ho fatto io il lavoro per due! Non vi racconto i dettagli, ma era una giornata pazzesca. Gli uomini correvano da per tutto; ed io ho dovuto trasportare arredamenti, trasportare gente, trasportare cibo ed acqua. Non ho avuto neanche un attimo per bere o mangiare. Il mio padrone mi ha fatto portare un sacco di paglia al collo, e ho dovuto mangiare mentre lavoravo! Mamma mia che giornataccia! Questa città è diventata un manicomio. Non c’era più nemmeno un posto libero per i nuovi arrivati, ma il flusso dei viaggiatori non si è fermato mai. Deve esserci una grande fiera o una mostra molto importante, oppure un evento sportivo. Con gli uomini non si sa mai. Non vedo l’ora di tornare alla mia stalla e sgranchirmi la schiena.”

Appena tornato a casa, Fiato era così stanco che si addormentò senza neanche mangiare. Verso mezzanotte, gli sembrava sentire un coro cantare come se fosse in un sogno. Ma questo coro cantava in un modo che non aveva mai sentito prima. Fiato pensò che fosse la stanchezza a fargli sentire delle cose strane. O forse la fame.

Con questi pensieri si avvicinò alla mangiatoia, cercando qualcosa da mangiare, ma rimase stranito, la sua mangiatoia era occupata da un bambinello  che lo guardava, sorridente. Poi, una voce dolce gli disse:

“Ciao bel bue, sono Maria. Grazie di averci permesso di usare la tua stalla e grazie anche per il tuo fiato che riscalda il mio bambino; lui si chiama Jesus, e tu, come ti chiami?”

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