Le calzette della befana

Questa storia è stata elaborata e raccontata a Portico nel gennaio 2020 in occasione del Workshop sulla Befana. Qualcosa sulla befana che non era ancora stato detto.

C’era una volta una bambina molto speciale, si chiamava Fanny, era piuttosto paffutella e non molto alta. Il suo viso era tondo, ma il naso non era ne’ dritto, ne’ a patatina, era un po’ appuntito e piegato verso il basso, cioè verso il mento che, pure quello 

leggermente appuntito, puntava verso l’alto. Era piuttosto golosetta e soprattutto amava lo zucchero in tutte le sue versioni. Era sempre allegra e sorridente. 

Un giorno la mamma le disse che per qualche tempo sarebbe dovuta andare vivere con la nonna e Fanny ne fu molto felice, si trovava bene con la nonna, si divertiva e poi la nonna le preparava tanti dolcetti. Anche la sua nonna era un po’ speciale e passava molto tempo a sferruzzare confezionando calze di tutti i tipi e di tutti i colori.

Fanny non era preoccupata di dover andare in una nuova scuola era sicura che avrebbe trovato nuovi amici, molto simpatici e divertenti.

Il primo giorno, si stupì di come tutti i bambini erano silenziosi e ordinati, ma non ci pensò più di tanto e quando vide che si mettevano in fila per due per andare nella loro aula, cercò anche lei un compagno o una compagna con cui allinearsi.

Purtroppo erano in numero dispari, così rimase da sola e la maestra la prese per mano in prima fila.

Anche nell’aula i banchi erano disposti a due a due e i bambini si sistemarono subito al loro posto, ma per lei non c’era un banco dove sedersi. La maestra ne fece portare uno che sistemò proprio vicino alla cattedra. 

Quando suonò la campanella della ricreazione tutti i bambini si alzarono silenziosamente e uscirono nel cortile della scuola. Si sedettero tutti in fila su un muretto e iniziarono a scartare le loro merendine che a Fanny parvero tutte uguali, persino con la stessa carta.

Anche lei provò a sedersi sul muricciolo, ma per lei era un po’ alto e dopo vari tentativi, vi rinunciò andandosi a sedere sotto un albero di fronte alla fila di bambini.

Fu da quel punto che Fanny si accorse che tutti quei bambini avevano le calzine uguali a due a due, c’erano due calzine rosa, due calzine coi pallini, due calzine con le righine blù ecc. ecc. ed erano anche della stessa lunghezza, sempre a due a due.

Fanny si guardò le sue calze e vide che una era lunga e l’altra corta, una era rossa e l’altra verde e pensò che erano più simpatiche.

Si mise a scartocciare la merenda che le aveva dato la nonna e vi trovò un mandarino, qualche nocciolina e un pezzo di quel carbone dolce, specialità di sua nonna, che tanto le piaceva.

Stava per addentarlo quando pensò che ne poteva offrire un po’ ai suoi nuovi compagni, così lo ruppe in tanti pezzetti ed andò ad offrirlo ai compagni.

Questi presero i pezzetti che Fanny porgeva loro, ma se li rigiravano tra le mani senza decidere di metterli in bocca. A nulla servirono le sue sollecitazioni ad assaggiare quel dolce squisito, questi bambini storcevano la bocca e alla fine se li misero in tasca.

Fanny ne fu dispiaciuta e quando tornò a casa dalla nonna, le raccontò la sua prima giornata nella nuova scuola e si rammaricò del fatto che non riusciva proprio ad entrare in contatto con i nuovi compagni.

La nonna la consolò e le suggerì un’idea:

“Domani porterai ai tuoi compagni un sacco pieno delle mie calze e gli farai scegliere quelle che preferiscono, vedrai che questo dono gli piacerà”.

Fanny fu subito persuasa e il giorno seguente si recò a scuola con un sacco pieno di calze confezionate dalla sua nonna.

Nell’intervallo, quando si trovavano nuovo in giardino, lo aprì e ne mostrò il contenuto ai compagni.

All’inizio si avvicinarono con diffidenza, ma poi iniziarono a frugare in quell’ammasso di calzette  e lo trovarono divertente.

Ognuno scelse quelle che più gli piacevano.

Chiesero a Fanny come mai non ce ne fossero due uguali e Fanny, piena di orgoglio, rispose che la sua nonna era un’artista e faceva soltanto pezzi unici e irrepetibili.

I compagni iniziarono ad indossare le nuove calze e quando suonò di nuovo la campanella della fine dell’intervallo, rientrarono in classe indossando le nuove di tutti i colori e di tutte le fogge.

Si sentivano leggeri e rientrarono in classe saltellando e danzando al ritmo di una musica che sentivano dentro di loro e che li obbligava a muovere i piedi.

Quando giunsero in classe, Fanny che guidava la fila, saltò con un balzo sul davanzale della finestra e i compagni la seguirono senza domandarsi se potesse essere pericoloso.

Da lì Fanny spiccò il volo e si alzò nel cielo come un aquilone e miracolosamente tutti i bambini la seguirono in una lunga fila e volando arrivarono ad una nuvoletta dove era seduta la nonna di Fanny e le si sedettero accanto coprendo tutto il contorno della nuvola.

Era bellissimo vedere dal basso la nuvola bianca con intorno una trina di calzette tutte colorate, dalla terra sembravano tante bandierine tibetane che sventolavano le loro preghiere per farle arrivare a tutta l’umanità.

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