Storia di una libellula

Questa storia è stata elaborata e poi raccontata in occasione del workshop di Pasqua del 2018, dedicato al risveglio della natura ed alla rinascita in tutte le sue manifestazioni.

C’era una volta uno stagno. La sua acqua aveva riflessi verdi e blù.

In questo stagno vivevano molte, moltissime creature diverse. Creature come girini, piccoli pesci, ragni e insetti vari e sul fondo dello stagno, un bel po’ di larve di tutti i tipi e le forme. Era bella la vita nello stagno, l’acqua rifletteva la luce del sole creando riflessi argentati e mobili e le creature vi vivevano felici.

Dal centro dello stagno, poi, s’innalzava un lungo filo d’erba che partendo dal fondo, attraversava l’acqua fino alla sua superficie e ne usciva infilandosi nell’aria assolata.

Ogni tanto una delle larve si arrampicava sul filo d’erba, arrivava fino in cima, usciva dall’acqua e spariva per sempre!

Un giorno tutte le larve si riunirono e decisero che una di loro dovesse arrampicarsi sul filo d’erba, uscire dall’acqua, vedere cosa c’era, e tornare a dirlo alle altre, in modo che anche loro ne fossero informate.

Una delle più piccole larve si fece avanti e si offrì di andare in avanscoperta. Tutte le altre applaudirono al suo coraggio. L’esploratrice si mise in viaggio, arrampicandosi sul lungo filo d’erba.

Era un po’ impaurita, ma vedere le sue compagne tutte lì intorno a lei le diede coraggio e continuò a salire. Era così piccola che il filo d’erba non si spostò di un millimetro mentre lei si arrampicava.

A metà strada si fermò, guardò in basso e vide tutte le sue minuscole amiche che la fissavano in ansiosa attesa. Fece un cenno di saluto e riprese a salire.

Arrivata dove l’erba toccava la superficie dell’acqua, si fermò ancora una volta a guardare le sue amiche, le parve che la salutassero e le sorridessero, ma non era del tutto sicura dato che ormai erano puntini piccolissimi, ma ricambiò il saluto e il sorriso.

Poi inspirando profondamente, si arrampicò sull’ultimo tratto del filo e uscì dall’acqua.

All’inizio si sentì solo un po’ stordita, ma continuò a salire su, su fino alla cima. Le girava un po’ la testa, c’erano molti rumori diversi, nell’acqua i rumori erano tutti un po’ ovattati, lì fuori si sentiva il ronzio degli insetti, il cinguettio degli uccelli, il gracidare delle rane, il soffiare del vento tra le foglie degli alberi intorno allo stagno e poi molta, moltissima luce e il calore di un sole sfolgorante. In quel preciso momento accadde una cosa incredibile.

La piccola larva sentì che nel suo corpo stava avvenendo qualcosa di straordinario, sentì che si stava trasformando, si stava allungato, aveva cambiato forma, era verde, gialla, azzurra con molti riflessi e soprattutto aveva quattro ali.

In principio non capiva a cosa servissero le ali, ma le bastò agitarle un pochino per levarsi in aria e mettersi a volare.  Che meravigliosa sensazione era quella di librarsi nell’aria. Volò su e giù per prendere confidenza col nuovo elemento, emozionata dall’ebrezza di quel primo volo, volò e volò perlustrando tutti i contorni dello stagno, e mentre volava sentiva le rane che alzando gli occhi al cielo dicevano: “Guarda che magnifica libellula, come vola spensierata”.

E quando infine fu stanca di volare si ricordò che doveva tornare in fondo allo stagno dalle sue amiche per informarle della trasformazione, ma immediatamente si rese conto che non era più possibile. Guardando in basso verso lo stagno, vide che di quei lunghi fili d’erba ce n’erano tantissimi, centinaia, migliaia, come faceva a riconoscere quello da dove era salita?

E poi col suo nuovo corpo, fatto per l’aria, come avrebbe potuto tornare in fondo allo stagno?

Un po’ le dispiacque, ma era certa che un giorno o l’altro anche le sue amiche avrebbero preso coraggio, si sarebbero arrampicate sul filo e avrebbero scoperto da sole quella meravigliosa realtà.

Così, sbattendo le ali, si alzò in volo andando incontro ai caldi raggi del sole, con un grande sorriso sul volto.

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