Vilgefortis

Questa storia è stata elaborata e raccontata nel settembre 2018 durante il workshop di Santa Maria dal titolo: “Storie di antica e femminile saggezza”. Abbiamo cercato la forza interiore di alcuni personaggi femminili che hanno colpito la nostra immaginazione ed abbiamo dato vita alle loro storie.

Vilgefortis era una bambina allegra e giocosa che viveva in una cittadina del Portogallo.

Suo padre era un signorotto della zona, un uomo temuto da tutti perché iracondo, irascibile e lunatico. Si occupava poco di sua figlia a cui dava poca importanza impegnato com’era a fare affari e ad usurpare persone meno fortunate di lui. Se lui era la notte più cupa, sua figlia era il giorno più caldo e luminoso. Di questo si sorprendevano le persone che vedevano Vilge percorrere le strade della cittadina e della campagna leggera, forte, sempre con un sorriso da donare a chi incontrava per strada.

Vilgefortis aveva fatto amicizia con una famiglia di persone molto semplici. L’avevano in parte adottata. Condividevano con lei quel poco che avevano, a volte Vilge riusciva a portare qualcosa dal palazzo. Giocava con i loro figli, che erano per lei come sorelle e fratelli e aveva anche fatto conoscenza con il loro Dio, che era un uomo. Lo chiamavano Gesù e leggevano le sue storie in un libro chiamato Vangelo. Quanto le piaceva questo Gesù, così generoso, umano, anche simpatico! Aveva deciso, da grande voleva essere proprio come lui! Questa decisione la rendeva felice, ancora più forte, scattante, gioiosa. Chi le stava intorno poteva attingere a questa forza, che era contagiosa, nel senso più positivo del termine.

Un giorno, tornata a casa, la aspettava sua madre. Vilge amava sua madre, dolce, affettuosa, ma anche fragile e ferita. Questa donna era segnata dalla cattiveria del suo marito, per vergogna non usciva più di casa e la sua unica gioia e ragione di vivere era sua figlia, Vilgefortis. La mattina – quando era stagione – le faceva sempre trovare una rosa rossa al suo capezzale. Le due donne si amavano profondamente. Vilge aveva raccontato a sua madre di Gesù ed era diventato il loro prezioso segreto. Ma quel giorno la madre era preoccupata perché il padre voleva parlare con la figlia. “Cosa vorrà?”, si chiedeva Vilge, temendo il peggio visto che lui mai desiderava parlare con lei.

Vilge andò dal padre, che era seduto a tavola, aveva appena pranzato ed era pieno di cibo e di sé: “Vilge, è arrivato il momento per te di sposarti! Ho trovato un buon partito. È davvero un buon affare”. Vilge non poteva credere alle sue orecchie e cercò di dissuadere il padre: “Ti prego padre, non posso sposarmi! Se vuoi posso rimanere con te e la mamma ed esservi di aiuto nella vecchiaia”. “Pensi che io non potrò permettermi delle serve che mi aiutino nella vecchiaia? Non ho nessuna intenzione di cambiare idea. Ho già dato la mia parola!” Le suppliche e le lacrime di Vilge non valsero a niente.

Sconvolta Vilge scappò di casa, accecata dalle lacrime non vedeva nemmeno dove la portavano i suoi stessi piedi. Ad un certo punto fu costretta a fermarsi per la stanchezza. Si sedette su una pietra e le sembrò di sentire una musica…ed era proprio così, sentiva la musica di violino che le entrava dentro ed insieme alle note sentì una voce che le diceva: “Non temere, io sono con te, sempre”. Vilge si guardò intorno e vide un musicista bello e sereno, che indossava stracci, evidentemente povero. Lei si sfilò le scarpe e gliele diede. “Signora, non posso accettare”, disse lui. Lei gli rispose: “Non sai quale dono tu hai fatto a me”, e corse via, scalza e alleggerita.

Una volta a casa si rinchiuse in camera sua, senza farsi vedere da nessuno. La madre vegliava fuori dalla porta e sentì la sua preghiera. Vilge si inginocchiò e fiduciosa chiese: “Gesù, tu che mi sei amico, fa in modo che io non mi debba sposare. Rendimi poco attraente agli occhi di chi mi dovrà sposare!” Quella notte Vilgefortis andò a letto serena.

La mattina, quando si svegliò, sentì nel suo corpo qualcosa era cambiato. Si lavò nel catino e sentì che le era spuntata una peluria sul viso. Si guardò allo specchio e sorrise. Capiva il disegno del suo amico e complice. Si vestì con i suoi abiti più sontuosi. Era il giorno in cui avrebbe incontrato il suo promesso sposo…
Si presentò al cospetto di suo padre e di chi lui aveva scelto per lei. Il giovane uomo, appena la vide, si alzò e chiese se si trattava forse di uno scherzo. Mai e poi mai avrebbe potuto sposare un tale mostro. Offeso lasciò la stanza, mentre il padre, muto e ormai cianotico dalla rabbia fece gelare il sangue nelle vene di tutti i presenti della stanza. Disse queste uniche parole: “Avrai lo stesso destino di questo Gesù che ami così tanto!”…e lei, serena, rispose: “Così sia!”

In quel momento sua madre perse i sensi e furono costretti a portarla via e allo stesso tempo fu preparata la crocifissione di Vilgefortis.

La spogliarono tutta, ma mano mano che scoprivano le sue membra, la barba continuò a crescere e la avvolse, proteggendola da sguardi indiscreti e dal dolore che le veniva inflitto. Lei non sentì niente. Era come se un vento forte la portasse via, come se le onde la trasportassero verso un luogo di pace e davanti al suo sguardo scorrevano le immagini delle stagioni che cambiavano, delle persone più care, della madre che portava stretta nella parte più intima del suo cuore. Sentiva la musica di un violino che la chiamava e diventava sempre più intensa, consolante…fino a diventare luce.

Non c’era mai stata giornata più buia per le persone della zona e mai Pasqua più oscura e triste per i cristiani della città, in particolare per i suoi amici. Il mattino di Pasqua, in molti si recarono alla croce per fare un omaggio alla loro amica…ma trovarono il luogo misteriosamente luminoso e la croce vuota, senza una vittima e senza segni di violenza. Un violinista suonava nelle vicinanze. Alcuni di loro capirono subito ed andarono a chiamare la madre, che a fatica riuscì ad uscire dal letto.

Quando la madre arrivò ai piedi della croce qualcosa la spinse ad abbassarsi e per terra trovò tre petali di rose. Le prese e da quel momento le custodì sempre vicino al suo cuore. Iniziò a uscire per le strade della città, diventando una generosa benefattrice, ignorando la rabbia del marito, mantenendo viva la memoria di sua figlia insieme agli altri abitanti della città.

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